Straordinari

“Una persona che fa lo straordinario è una persona che non sa organizzare il proprio lavoro”. Mi piace questa mentalità, la trovi in molti paesi stranieri, in Italia invece è esattamente il contrario. Devi fare gli straordinari per farti vedere, per far vedere che ci tieni all’azienda, che ipotechi la tua vita per l’azienda. Troppo stupidi evidentemente per capire che è solo indice di cattiva organizzazione, incapacità di darsi delle priorità e spesso lo stare a lungo in azienda copre problemi a livello personale e di vita privata. Cari signori, la verità è questa, all’estero l’hanno già capito, noi fra 100 anni?

The American Job

“If you are wondering about the wisdom of trying to change horses in midstream, you should know that million of people change job every year. In fact most people will have 3 to 5 different careers in their lifetimes” tratto dal libro Do what you are di Paul D. Tieger. La maggioranza delle persone avrà da 3 a 5 carriere differenti nel corso della vita lavorativa… magari fosse così! Sarebbe una vita interessante, in Italia però non funziona così. Il contesto italiano non è per niente dinamico, o stai nello stesso posto per decenni oppure fai il precario e cambi lavoro continuamente. Non si costruiscono carriere cambiando lavoro continuamente, del resto stare fissi nello stesso posto è anacronistico(Monti direbbe noioso). Nell’arco della propria vita si cresce e si cambia come persone, probabilmente è anche evolutivo. Io ad esempio ho iniziato con la passione per le lingue straniere e i lavori connessi a questa passione, traduttrice, interprete, insegnante di lingue, questa passione mi è durata per anni poi sono iniziati nuovi interessi che già erano paralleli alle lingue. Mi piacerebbe molto studiare Psicologia, prendere una seconda laurea in questa materia e fare  alcuni lavori inerenti, chissà, magari un giorno mi iscrivo e prendo esempio da Simone Navarra che ha iniziato la sua seconda laurea in Medicina a 34 anni http://www.simonenavarra.net/

Un lavoro purché sia

Ormai ci hanno ridotto a questo, deve andarci bene qualsiasi cosa. Zygmunt Bauman ha detto delle cose geniali, come sempre, in questo articolo che è tratto da un suo libro recente: http://doppiozero.com/materiali/fuori-busta/zygmunt-bauman-conversazioni-sull%E2%80%99educazione. Leggendo i commenti dei lettori sul Corriere viene lo sconforto, appena una persona dai 25 ai 35 anni protesta per la situazione lavorativa attuale, si leva un coro di commenti livorosi che gli dicono che ha preso una laurea inutile, che si deve adattare, che è tutta colpa sua. Ci hanno ridotto così, dovete accettare tutto. E noi accettiamo tutto, ci vogliono così, una massa di rassegnati. Non c’è nel dibattito pubblico la discussione sul lavoro come realizzazione della persona, un modo per gratificarsi ed esprimersi, per dare il proprio contributo al mondo. Per non parlare di come si viene trattati nei luoghi di lavoro. L’unico che fa questi discorsi è Simone Perotti, l’unico che parla di Ufficio di Scollocamento, di come si comportano le aziende (vedi libro Avanti Tutta). Io parlerei anche di ufficio di ri-collocamento, ovvero secondo me bisognerebbe semplicemente collocarsi bene sin dall’inizio, riuscire a fare ciò che si vuole fare sin dal principio della propria vita lavorativa, in parte dipende da noi, dal nostro approccio alla vita, e in parte dipende dal contesto in cui ci troviamo, se il contesto è pessimo come quello italiano è difficile portare avanti i propri progetti senza essere schiavi.