Giovani, lavoro e reddito (in Italia)

“Siamo tutti sulla stessa barca, ma da soli”, questo è quello che pensavo oggi riguardo ai problemi della mia generazione, i nati dal 1970 al 1980.

Buona parte di questi giovani adulti ha trovato un lavoro che gli fornisce un reddito molto basso, con cui è difficile costruirsi un’autonomia, a meno che non intervengano i genitori comprandoti la casa o dandoti una notevole somma di denaro per partire. Cosa abbastanza comune, molti sono sussidiati dalle famiglie ed è per questo che non vanno in piazza a protestare come i giovani arabi. Chi è sussidiato se la cava e sta zitto, chi non è sussidiato parte molto svantaggiato, probabilmente sono tra le persone che emigrano di più, perché non puoi competere partendo con 100 metri di svantaggio.

Il problema del reddito basso di una generazione intera non viene mai sollevato. Non entra nel dibattito del Paese e anche questo non finisce mai di stupirmi. Il nostro problema non è l’IMU, ma fare lavori sotto qualificati rispetto ai nostri studi che producono redditi bassi. Difficile diventare autonomi veramente e fare un salto nella vita adulta. Nessuno sta affrontando questo problema e ci siamo dentro da dieci anni.

I primi ad accorgersi della crisi strutturale dell’Italia sono stati proprio quelli della mia generazione, si sono ritrovati con la laurea in mano e lo stipendio da 1.000 Euro al mese. Vennero definiti i milleuristi e lì sono rimasti. Ala generazione dopo (gli attuali ventenni) è andata pure peggio, non guadagnano neppure 1.000 Euro al mese, ma lavorano con stage e rimborsi spese da 500-800 Euro oppure sono disoccupati. Sono riusciti ancora ad abbassare i salari a fronte di un’istruzione maggiore. Perché questa beffa non trova mai posto nel dibattito politico? Attualmente ci sono almeno un centinaio di politici della nostra età in Parlamento, i trentenni del movimento 5 stelle, hanno intenzione di sollevare la questione? Di trovare soluzioni?

Individualmente non possiamo fare niente contro questo stato di cose, l’errore è pensare di dare risposte individuali a problemi collettivi. È una sfida persa in partenza. Inutile illudersi che ognuno fa la sua gara, che dipende dalla determinazione personale, dalle scelte personali fatte. Sono tutti messi così. Sono tutti ad interrogarsi dove hanno sbagliato nella loro piccola vita, ma non è nel percorso personale che troveranno una risposta, se non illusoria, e tantomeno troveranno una soluzione ai propri problemi. Il problema è collettivo e solo insieme si potrà incidere in qualche modo sul proprio futuro oppure ci ritroveremo a 70 anni esattamente allo stesso punto con pensioni da fame, a chiederci dove abbiamo sbagliato nella nostra piccola vita, a cercare di arrangiarci per sopravvivere ai nostri bassi redditi.

ps. Ieri sera ho sentito l’economista Vaciago fare un’osservazione lungimirante: gli attuali giovani adulti (i “figli”) sono protetti dal patrimonio dei genitori e solo in questo modo riescono a mantenere il tenore di vita attuale, il problema sarà la generazione dei “nipoti” che non avrà nulla.

pps. Aggiungo questo link interessante sul tema: http://www.linkiesta.it/blogs/apologia-di-socrate/storia-di-silvio#ixzz2XKnNLcaD

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4 pensieri su “Giovani, lavoro e reddito (in Italia)

  1. Credo che non ci sia una soluzione, l’occidente è destinato a perdere ricchezza a vantaggio dei paesi emergenti, l’unica cosa che possiamo fare è redistribuire la ricchezza che abbiamo, ma soprattutto essere pronti a vivere come hanno fatto i nostri nonni negli anni ’50.

    • Tornare a vivere come i nostri nonni la vedo dura…non ci siamo abituati e poi solo una parte di popolazione verrebbe costretta “a tornare indietro”, penso che verrebbero fuori problemi di ordine pubblico, non reggerebbe alla lunga.

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