Chi è libero di gestire il proprio tempo, di solito, è felice

Sacrosante parole di Beppe Severgnini, se tutti i datori di lavoro capissero questa regola semplice:

Un lavoro si giudica dal risultato, non dal tempo o dal modo impiegato per raggiungerlo. Ai miei collaboratori – quand’è possibile, e spesso è possibile – non impongo un orario: facciano quel che vogliono, quando vogliono, come vogliono. L’importante è che lo facciano: in tempo, e bene. Se una persona trascorre la giornata giochicchiando col tablet, non porterà a termine l’incarico, o lo realizzerà in maniera sciatta.

Il problema, spesso, è nella testa dei datori di lavoro. Controllare costantemente i dipendenti, per alcuni, è un sottile piacere (con risvolti sadici). Per altri è solo un errore, che nasce dall’insicurezza. Se il tipo di attività lo consente, meglio lasciar libero chi lavora. Con me è stato fatto: detesto essere controllato, voglio venir giudicato dai risultati; e i miei capi (a cominciare da Montanelli) lo hanno sempre capito. Non solo. Chi è libero di gestire il proprio tempo, di solito, è felice. Chi è felice, lavora bene. Chi lavora bene, quasi sempre, produce buoni risultati.

Tratto da:

http://italians.corriere.it/2013/09/25/quelli-che-in-ufficio-passano-il-tempo-sulla-rete/

Lavoro

“Il lavoro che abbiamo ci identifica. Se facciamo un lavoro che non ci piace, in una società che non ci piace, in cui non ci sentiamo di tirare fuori il meglio, questo immancabilmente si abbatterà sulle relazioni e persino sul nostro aspetto fisico, saremo meno belli, affascinanti, sereni, ma si abbatte anche sugli hobby, una patina di insoddisfazione sommergerà anche quei momenti in cui fai qualcosa che ti piace, perché ad avere più tempo lo faresti meglio e con maggiore capacità. Oggi che la pensione è diventata un’utopia, che qualunque hobby raggiunge livelli assurdi di qualificazione, oggi che il lavoro ce lo dovremo far piacere fino ai settantacinque anni è meglio che ti piaccia quello che fai e se non ti piace fai di tutto per fare quello che ti piace. Tutto dipende da quelle migliori otto-dieci-dodici ore di te e del tuo impegno, tutto proprio, persino la tua capacità di guardare in faccia i figli. 

Non è più tempo di fare un lavoro di merda aspettando la pensione, non è più tempo di aspettare di varcare la soglia di casa per esistere, non è più tempo e basta.”

Commento tratto da: http://forum.corriere.it/supplemento-singolo/15-09-2013/lavoro-2399779.html