Entusiasmo

Mi rendo conto che tutto l’entusiasmo che ho messo nell’azienda in cui lavoravo era un sentimento tutto mio e solo mio. Era una mia illusione. Ho sognato un’azienda che non c’era. Un’amica mi ha detto: “tu ci credevi”. Sì, era così, almeno fino a qualche anno fa. Ci credevo, ma era solo una mia illusione. Era quell’entusiasmo che metto nelle cose nuove, nei nuovi lavori, ci proietto sopra tante cose, tutte mie, che in realtà questi lavori non hanno. Sogno. Immagino. La pubblicità dice “immagina, puoi”. Non se l’azienda non è tua, c’è ben poco da immaginare. Lavorare alle dipendenze di qualcuno significa stare ai suoi capricci e desideri, non hai voce in capitolo. L’azienda per cui lavoravo era attiva in un ambito culturale, quanti progetti avremmo potuto fare per farla conoscere e intrecciare rapporti interessanti? Siamo finiti ad inserire ordini e a correre dietro alle lamentele dei clienti. Perché non volare un po’ più alto? Sto continuando a sognare un’azienda che non c’era. Mi rileggo la storia della mia azienda e ripartono i film mentali: avrei potuto fare questo, e poi quest’altro, ma perché non mi hanno fatto fare qualcosa di meglio? Perché quell’azienda non è quello che pensavi tu, non lo è mai stato.

Gli ultimi due mesi

In questi ultimi mesi mi sembra di non aver vissuto. O forse ho solo vissuto male. Me ne rendevo conto stamattina mentre guardavo questo splendido blog corredato da foto di Milano: http://www.s-notes.net/ l’autrice nel suo tempo libero va in giro per Milano a fare fotografie alla città e si ferma a fare merenda in locali deliziosi. Ho visto la foto di una torta pere e cioccolato e ho esclamato anch’io! E poi tutte le foto dell’autunno, una stagione che adoro proprio per i colori del foliage e per i cieli azzurri. Quest’anno non me ne sono neanche accorta, ho passato due mesi infernali solo a pensare al lavoro. Al lavoro che stavo perdendo e a tutte le sue complicazioni. Di mio l’avrei anche vissuto relativamente bene, desideravo un cambiamento, ma è stato il contorno di ambiente di lavoro infernale che mi ha reso questi mesi difficili. La collega sempre incazzata, ci pagheranno il preavviso, non ce lo pagheranno, ci faranno fare le ferie prima della Cassa, ce le devono far fare, è un diritto, ah gli farò causa su questo e quest’altro, ah mi licenzio subito allora, la cassa integrazione non mi va bene, è meglio la mobilità, ma a te va bene? Tutto così. In continuo. Io mi ero già preparata in questi anni a questo tsunami perché sapevo che la fine sarebbe stata questa, ho letto libri, ho progettato, i progetti aiutano a superare i momenti di difficoltà. Nonostante ciò superare due mesi di polemiche non è stato facile. Mi sarei voluta godere gli ultimi due mesi di lavoro, i miei clienti, i miei libri, le cose che mi piacevano, il mio ufficio, un addio in nostalgia. Invece ormai non vedevo l’ora che finisse, di fuggire a questa devastazione continua, quasi un sistema per non rimpiangere nulla.  

Via la gente negativa dalla propria vita

Allontanarsi dalla persone negative, frustrate e polemiche è la prima regola di igiene e sanità mentale (propria) nella vita. Ne ho conosciute di persone grondanti di negatività nella mia vita personale e lavorativa, bisogna starci alla larga. Passarci meno tempo possibile o non passarci del tempo affatto. Le persone che ci circondano e che frequentiamo influenzano molto la nostra vita. Possiamo anche essere degli stoici, resistenti all’inverosimile, ma la qualità della nostra vita peggiorerà. Il collega grondante di negatività, frustrazione e polemica ti farà vivere in un ambiente di lavoro pessimo. Per quanto tu possa fregartene non puoi sfuggire. Solo quando te ne andrai da quel lavoro finalmente ti renderai conto della follia di esserci rimasto. La propria vita bisogna costruirsela con le proprie mani, con le proprie scelte.

A casa con lo scatolone in mano come Lehman Brothers

Oggi è stato il mio ultimo giorno di lavoro, sono uscita dall’ufficio con lo scatolone in mano con tutte le mie cose come ho visto fare agli impiegati di Lehman Brothers nel 2008. L’azienda dove lavoravo ha fatto una ristrutturazione e la filiale è saltata. Gli ultimi due mesi sono stati durissimi, ti tornano su tutti gli anni passati in azienda, tutte le incazzature, tutte le ingiustizie subite, gliele vorresti sputare in faccia, ma tanto ormai non serve più. Puoi provare a prenderla filosoficamente, ma hai accanto colleghi inviperiti che ti rendono gli ultimi mesi un inferno, nel mio caso la collega ha fatto polemica tutto il tempo su qualsiasi cosa esattamente come ha fatto polemica per tutti gli anni che ho lavorato lì per qualsiasi cazzata. Mi chiedo come ho fatto a resistere. Già. Se lo chiedeva anche un mio amico che un giorno mi ha detto: “tu sei bravissima a resistere, puoi resistere anche per altri 15 anni, ma che vita è?”.  Insomma ho radunato tutte le mie cose in uno scatolone e ho lasciato l’ufficio per sempre, ufficio che non riaprirà mai più.

Invio CV

Queen Of Fuckin' Everything

Carissimo Potenziale Datore Di Lavoro,

mi chiamo Beatrina Incorporella, ho 33 anni come i trentini che entrarono a Trento, e ti invio  questo riassunto delle cose che so fare, nella speranza che qualcuna di esse attiri il tuo interesse.

Mi sono laureata al DAMS perchè mi piaceva, pensavo di poter svolgere una funzione sociale tipo farmi deridere da tutti coloro che non hanno fatto il DAMS, ero giovane e incosciente e non capivo le ossidoriduzioni, certo, se tornassi indietro studierei tutt’altro, numeri, enzimi, organi interni, percentuali, tutte quelle belle cose che ti offrono più risposte che domande, ma all’epoca non sapevo, ero giovane, avevo la sciarpa a righe, spero che mi perdonerai questa mancanza di larghi orizzonti. Devo dire a mia discolpa che ho sempre studiato, mi sono laureata in fretta, con un bel voto, certo è che col senno di poi siam bravi tutti, io avevo solo la scarsa…

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