Donne, maternità, matrimonio

«Sorry, ma fare la madre non è il lavoro più importante al mondo», titolava il Guardian qualche settimana fa in un (sacrosanto) editoriale affidato all’attrice e autrice Catherine Deveny.

Soprattutto, la (finta) deificazione della madre incoraggia le donne a «zoppicare» professionalmente e finanziariamente. «Non sarà — si chiede Deveny — che questo slogan vuoto è solo un contentino per le donne che scavano fossati tra se stesse e potenziali carriere? Non sarà che “madre” è solo un sinonimo per l’aspettativa che la donna si prenda cura dei bambini senza alcun compenso, sminuendo così sia il valore del crescere i figli che, strategicamente, quello della donna sul lavoro? E se fare la madre è così importante, perché gli uomini non mollano le loro importantissime carriere per dedicare la vita ai figli? Dopotutto non si sente mai dire che fare il padre sia il lavoro più importante al mondo».

Tratto da http://27esimaora.corriere.it/articolo/e-luomo-scopri-il-matrimonio/

Ecco questo pezzo lo darei come tema per la maturità 2014, commentare e sviluppare questo passaggio. Se non fossimo in un Paese cattolico forse qualcuno l’avrebbe già fatto. Far ragionare le ragazze su queste righe, sulla loro vita, sulle loro aspirazioni, sulle cose che contano veramente per loro e perché. Sui condizionamenti sociali, molto feroci per le donne di questo Paese. Sì, è vero le donne scavano fossati tra se stesse e potenziali carriere, tutto il sistema si regge su questo. Migliaia di donne sono convinte che non importa guadagnare bene ed essere pienamente autonome finanziariamente. 

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8 pensieri su “Donne, maternità, matrimonio

  1. Sono d’accordo con lei. Aggiungerei tuttavia che il problema è generale, riguarda tutti i giovani (e meno giovani) , maschi e femmine, che sono esposti ai fortissimi condizionamenti sociali in fatto di sesso, famiglia, lavoro. La ricerca della propria identità, che dura tutta la vita, ed è intrappolata e spesso soffocata dalle “strutture” nelle quali la persona nel suo percorso vitale viene consapevolmente o meno a a trovarsi richiusa, non è stata non è e non sarà mai favorita da sistemi sociali il cui potere ha bisogno di ruoli che imprigionino e alienino gli individui, perché essi non siano un pericolo, ma al contrario un’ utilità. Sono piuttosto scettico sul riuscire a cambiare davvero le cose. Ho molta più fiducia negli individui, uomini e donne, che lottano per affermare l’autenticità della propria vita, e momentaneamente riescono a farlo che in lotte di genere, di gruppi ecc. Anche se mi rendo realisticamente conto della loro importanza.

  2. Fare il Padre E’. al di fuori di ogni dubbio, il lavoro più importante al mondo per tutta una serie di motivi. Così come essere Madre E’, al di fuori di ogni dubbio, il lavoro più importante al mondo.

    Quando si diventa Genitori, si da e si crea la vita. Vita cui educazione e sopravvivenza è strettamente dipendente da noi.

    La professione è un mezzo per compiere a questo più importante lavoro.
    Altrimenti, si decide di dedicare la vita a se stessi, cercando di infiorettarlo in vari modi, come qui si vuol fare.

    Certo è questione di opinioni. Ognuno ha una propria visione del mondo, ma davvero ironico, suona a me, chi asserisce che essere madre o mogli sia un fatto culturale, poiché dovreste spiegarmi QUALE FATTO NON LO E’.

    Infine si da spesso, troppa voce a questi “psicologi” fuori dal coro. Mentre tra professionisti (ne so qualcosa, prego di notare) l’Opinione dell’importanza di madre, padre e di famiglia, intesa come bi-genitorialità. è ampiamente dimostrata (scientificamente).

    Ci tengo a ripetere, rispetto comunque per le opinioni altrui.
    Enzo

    • Anch’io rispetto le opinioni diverse dalla mia. Non penso che non fare figli significhi solo dedicare la vita a se stessi, le persone fanno parte di una comunità e contribuiscono ad essa. Conosco persone che non hanno figli, ma hanno tirato su un’azienda che dà lavoro a decine di persone, non è forse contribuire alla società molto più che fare un figlio? Quelle persone hanno uno stipendio e un riconoscimento sociale grazie ad uno che si è rimboccato le maniche nel lavoro e ci ha dedicato tutto il suo tempo, se stesso per l’appunto. I figli li sa fare anche l’ultimo diseredato della terra (infatti siamo in 7 miliardi), basta un rapporto sessuale, mentre creare un’azienda, creare un’opera d’arte, creare qualcosa da se stessi richiede operazioni molto più complesse che pochi sono in grado di portare a termine, un rapporto sessuale sono in grado più o meno tutti di averlo, i figli arrivano così.

  3. ciao gatto nero, fare il padre e la madre e’ ben diverso da fare figli!
    Quasi tutti, anche se sempre meno per la verità, siamo in grado di procrearli,
    Crescere ed educarli, verso chi o cosa, io non ho capito ancora come si fa!
    Detto questo ho diverse amiche che liberamente hanno deciso di non averne, ed io ammiro la loro scelta perché ribalta i canoni, rompe le regole, crea nuove figure di donne, che ci sono, esistono, si muovono, fra mamme/casalinghe depresse, fra mamme/lavoratrici sempre di corsa, che i figli li vedono solo la sera Sfinite, incazzate…sono donne che col passare degli anni, forse, rimarranno senza protezioni, senza paracadute, senza la scusa del figlio, sole con la loro scelta, per questo più indebolite sotto certi aspetti!
    E se un giorno se ne pentiranno?
    Forse è questa la differenza…mi sono mai pentita io della mia scelta di avere dei figli?
    No! …Se tornassi indietro, li rifarei? Si!
    Personalmente rimane sempre una questione di punti di vista, dipende sempre in che direzione vogliamo andare con la nostra vita. Sara’ banale, ma e’ importante raggiungere una felicità egoisticamente personale, che poi è quella che si ripercuoterà su tutto, figli, lavoro, società.
    se si è sereni con se stessi, i figli non sono un peso, se si è egoisti, incazzati col mondo, sempre e comunque, allora evitiamo di farci ancora più male, solo perché è così che si deve fare!
    … e poi al giorno d’oggi di quale carriera stiamo parlando? Quella dentro aziende putrefatte dal maschilismo, quelle dove se vuoi emergere, e diventare solo una macchina da soldi, devi comportarti peggio di un uomo…per poi la sera, togliersi i tacchi e mettersi a parlare con le piante! No grazie, preferisco vivere e provare a crescere un figlio, secondo i miei valori, cercando di dare a questa società comunque un futuro,
    perché detta fra noi, se i figli nessuno li fa, tra qualche anno, possiamo pure metterci a parlare del colore della carta igienica… ed ancora un minimo di speranza!
    P

    • Cara Paola, grazie per il tuo commento. La mia critica però è sull’atteggiamento che la donna deve avere verso la maternità secondo i canoni sociali, neanche tanto sul fatto di fare o non fare figli. Ritengo non fare figli una buona scelta esattamente come quella di farli, nel fare figli però noto la trasformazione di molte donne nello stereotipo totale. In Italia non passa il messaggio che la madre è uno dei ruoli che la donna ricopre nella propria vita insieme a molti altri non meno importanti e che magari valorizzano davvero le proprie potenzialità più che partorire. Su questo argomento gli italiani portano sempre caterve di luoghi comuni a riprova che non pensano nemmeno con la loro testa, ma con la testa del sentire comune. Per le prossime generazioni di donne ed anche per la mia (provo ancora a sperarci) mi auguro che la maternità non sia il fondamento centrale della loro vita, ma uno degli aspetti delle loro potenzialità, libere davvero di scegliere al di là del destino biologico. Per quanto riguarda quali carriere fare nelle aziende, ecco questo è l’atteggiamento che hanno assunto le italiane di gettare la spugna, lo capisco bene, siamo in pieno declino ed è difficile (quasi impossibile direi) trovare percorsi di lavoro gratificanti, ma dire che tanto non ci interessa non ci aiuterà. Ci relegherà di nuovo nel ruolo di mamme e di guardiane della casa, ce lo imporremo noi stesse questo ruolo dicendoci che è bello stare con i nostri figli invece che andare a lavorare, è facile fare un passo indietro, ci vuole poco a distruggere le conquiste di anni, il difficile è fare nuove conquiste!

  4. quali canoni sociali e imposizioni? io ho 24 anni, un fidanzato serio e con cui progettiamo il futuro CHE NON ABBIAMO
    non potrò probabilmente mai avere una famiglia, xkè non avremo mai un lavoro stabile (io non mi sono messa con uno più grande con il lavoro già sicuro come fanno molte mie coetanee) e quindi questo dubbio nemmeno me lo porrò mai

    Perchè si parla sempre di privilegiate che possono permettersi casa-figli e non di chi è già tanto se ha i soldi x la macchina a 35 anni i perchè precaria?
    Esseere precaria non vuol dire essere + stupida di altre, ma semplicemente essere un’italiana media della mia generazione. se non hai la famiglia che ti aiuta non ce la fai, ma anche se ce l’avessi, senza stipendio non si va da nessuna parte

    Perchè non parla mia nessuno di questo? di quante coppie attuali, senza scomodare i giovanissimi, già trentenni non hanno figli? ieri ho conosciuto su 3 donne sposate sui 30-35 anni nessuna che avesse figli
    Perchè nessuno parla di questo?
    Io abolirei ttti gli articoli su figli, donna in carriera che si destreggia in famiglia e viceversa….perchè con la vita di oggi IO ME LO SOGNO LA NOTTE il dilemma carriera/figli….

    • Ti capisco benissimo, ho scritto di recente un post sulla precarietà, “Flessibilità made in Italy”. La precarietà distrugge le vite. Non ti fa progettare, non ti fa proprio vedere il futuro. Ti capisco molto bene, credimi, vivere nell’eterno presente, non avere lunghi orizzonti. Si vive alla giornata. Il desiderio di un figlio nasce dalla stabilità, almeno io la vedo così, e facendo una statistica in giro tra chi i figli li ha fatti, ti dico che li ha fatti solo chi ha il culo parato. Ovvero un posto di lavoro stabile, perché alcuni ancora ce ne sono, chi li ha presi non li molla più. Chi è instabile i figli non li fa. Dici di abolire gli articoli sulle donne in carriera che si destreggiano tra casa e famiglia, il mercato del lavoro italiano è duale, c’è chi è dentro a posti buoni ed è abbastanza garantito che non fa la vita che fai tu. Queste donne hanno il problema della conciliazione famiglia-lavoro, è una percentuale minoritaria del Paese, ma le giornaliste che scrivono gli articoli vivono le stesse vite di queste donne e pensano che siano questi i problemi. Non vedono molto in là dal loro naso, dalla vita della loro redazione romana e milanese, pensano che la maggioranza delle donne abbia i loro problemi di conciliazione casa-lavoro. Invece là fuori c’è anche un’altra Italia, maggioritaria, probabilmente più povera, di cui se ne sono fregati per anni. La precarietà per la mia generazione (nati dopo il 1970) io la vedo e la vivo da DIECI anni, i giornali ne parlano da un paio d’anni come se fosse un fenomeno nuovo, un fenomeno della crisi.

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