Vicine di casa

La vita che fa la mia vicina di casa mi lascia perplessa e mi fa riflettere. Se penso che una donna nel 2013 si riduca così, mi viene da pensare che l’emancipazione femminile in Italia non c’è mai stata. Non lavora, ha fatto due figli nel giro di tre anni. Passa tutta la sua giornata in casa con i figli. La sua esistenza gira intorno a loro, non c’è molto altro. Le sue due uscite giornaliere sono per portare i figli fuori a prendere l’ora d’aria. Quindi farsi un giro fuori equivale a girare per la città spingendo un passeggino. Roba da chiodi. I bambini gnolano più o meno per tutta la giornata, la sua principale interazione umana giornaliera è con loro. Il cervello si accende solo per funzionare in risposta ai lattanti. Mi chiedo come una donna si possa ridurre così, cioè potevo capirlo cento anni fa quando le donne erano praticamente delle schiave, ma dopo tutto quello che è stato fatto e conquistato grazie ad alcune donne illuminate, mi chiedo ancora come un’italiana possa vivere così. Eppure ce ne sono. Ma c’è stata l’emancipazione femminile in italiana? Visto le statistiche italiane sull’occupazione femminile (46%!) direi proprio di no. Le donne italiane non si evolvono, non ce la fanno. Il modello rimane quello del passato e viene riprodotto nelle generazione future. Così non ci può essere cambiamento.

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7 pensieri su “Vicine di casa

  1. Scusa ma magari quella signora si sente soddisfatta così,Io cocosco molte donne che si sentono perfettamente soddisfatte e realizzate nel loro ruolo di madri,e francamento credo che sia una cosa molto bella occuparsi a tempo pieno dei propri figli.Magari potresti parlare con questa signora e sentire cosa ne pensa al riguardo,forse potresti essere sorpresa dalla sua risposta.
    Un caro saluto
    Andrea Ferrara

    • Ah beh, sicuramente sarà felice così, questo l’ho dato per scontato, ognuno si crea la vita che desidera o che può. Io la considero una regressione una vita del genere, il mio è un commento di tipo sociologico oltre che personale (non potrei mai vivere così). Comunque che il ruolo solo di madre renda pienamente realizzate è un’affermazione insidiosa oltre che non vera, un ruolo del genere crea sentimenti ambivalenti , non è tutto bianco o nero, solo che la parte negativa del ruolo materno si tende a rimuovere o a non far trasparire all’esterno (neanche ai propri mariti) per paura del giudizio sociale e del sentirsi inadeguate.

      • Scusa ma la tua analisi mi sembra un po’ troppo complicata,e comunque non sono assolutamente d’accordo sul fatto che sia una regressione fare la mamma a tempo pieno.Il fatto che tu non potresti mai vivere cosi non significa che che altre persone non lo possano fare per cui ripeto e sono d’accordo con Paola che potresti provare a conoscerla ,magari avresti delle soprprese .Io ho molte amiche contente e pienamente soddisfatte del loro ruolo di mamma.
        Andrea

      • Conosco persone che vivono solo di questi ruoli (persone di una certa età però), adesso la sparo tutta: trovo che abbiano delle personalità molto limitate, difficilmente riesco a conversarci “ad un ampio livello”. Se avessi una figlia che decidesse di fare solo la moglie e la madre nella sua vita mi lascerebbe un po’ perplessa.

  2. Sei sempre “incacchiata” con ste povere mamme ;).
    Non capisco pero’ la tua idea di emancipazione femminile, soprattutto da una downshifter, mi sembra ambigua come posizione!
    Probabilmente questa ragazza ha fatto una scelta, oppure non ha avuto scelta, s’è lasciata trasportare dagli eventi! Non puoi giudicare se non conosci la persona…potresti conoscerla, magari ti sorprende! Magari entri e scopri che legge, scrive, dipinge, crea, sarebbe un sogno!
    Io non starei mai a casa senza lavoro, pur avendo dei figli, a volte fa pure comodo, piuttosto di avere la responsabilità di averceli tutto il giorno adosso. Credimi che è molto più facile andare a lavorare e pensare di essere emancipate!
    E comunque ci sono tante donne che cercano di mantenere, hobby, interessi, amicizie, passioni, lavoro, pur avendo figli, e’ più faticoso, ma ce la si fa! Una cosa non è detto che escluda “completamente” l’altra.
    Paola

    • Ciao Paola, sì, è vero sono sempre incacchiata con queste mamme, forse perché i loro figli strillano troppo?!! 🙂
      Ecco non vorrei che il downshifting significasse un ritiro da parte delle donne per tornare a fare quello che facevano cento anni fa: crescere i figli e badare la casa. Tempo fa avevo letto il libro di Maurizio Pallante “La decrescita felice”, molto interessante, ma un punto mi ha lasciato molto perplessa quando scrive che i bambini piccoli stanno meglio con la mamma e quindi è un bene se le mamme stanno a casa a crescere i figli, tutto questo passandolo sotto la logica del downshifting. Non mi piace! Si fa presto a fare passi indietro, le conquiste non sono mai per sempre. Preferisco il modello svedese dove stanno a casa sia la mamma che il papà per sei mesi e la suddivisione dei ruoli non è così tradizionale come in Italia.

      Comunque grazie per i vostri commenti, sono molto garbati e mi fanno molto piacere!

  3. bah… e allora i miliardi di altre persone apparentemente insignificanti che non sanno neanche parlare la propria lingua, che non si curano, che non hanno interessi, non hanno e non cercano lavoro, si fanno mantenere dai genitori … di questi che ne facciamo?

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