Il ponte degli errori

Un viandante si imbatté in un grande fiume che gli tagliava la strada. Non poteva guadarlo a nuoto perché avrebbe rovinato i preziosi semi che voleva portare integri alla mèta, ma non si perse d’animo. Con pazienza segò il tronco di un albero e lo gettò in acqua per farne un ponte. Ma l’albero era troppo corto, e scivolò via lungo le correnti. Il viandante provò con un altro albero, un altro e un altro ancora, ogni volta con lo stesso deludente risultato.

Così cominciò a disperarsi per il fallimento del suo viaggio.
“Sono uno sciocco. Non è servito arrivare sino a qua, né tagliare gli alberi. Ho sbagliato tutto”, pensò.

Deciso a tornare su suoi passi, si addormentò sconsolato all’ombra dell’unico cespuglio rimasto. Ma prese a piovere forte.
“Sono sfortunato. Tutto va male. Come farò ora?”

Non gli rimase che correre lungo il fiume verso un bosco dove trovare riparo. Costeggiando la riva pensava a tutti i suoi errori con biasimo e con rassegnazione. Gli sembrò di vagare senza senso.
Ad un tratto, scoprì un passaggio nel letto del fiume.

A poche centinaia di metri dal luogo dei suoi inutili tentativi, i tronchi che aveva gettato, portati dalla corrente, si erano incastrati tra le rocce che spuntavano a pelo d’acqua e avevano formato un ponte.

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Volere è potere (ma quando mai)

Nel gruppo di Linkedin “Il Mercato del Lavoro Italiano” è stata posta la seguente domanda:

DOMANDA: Il successo e il fallimento dipendono totalmente da noi stessi o ci sono fattori che non possiamo controllare? Voi che ne pensate?

Questo è quello che penso io:

Ci sono fattori che non possiamo controllare, direi la maggior parte dei fattori sono fuori dal nostro controllo. Va molto di moda il “volere è potere”, ma non è così. Io parto sempre dall’analisi del contesto in cui una persona vive, a partire dal paese in cui vive. Probabilmente il “volere è potere” è molto più probabile se vivi negli Stati Uniti, piuttosto che in Italia, infatti la maggior parte dei “motivatori” arriva da lì. E’ una cultura diversa e soprattutto è un paese con opportunità diverse, capisco perché in quel contesto funzionano bene i motivatori e la positive psychology (sono coerenti con quella cultura). In Italia la situazione è completamente diversa, ho visto persone molto in gamba “fallire”, il fallimento non è ascrivibile a loro (almeno non totalmente), ma alle condizioni oggettive in cui si sono trovati.

 

Disegnare

Questa notte non ho chiuso occhio, non stavo molto bene psicologicamente. Mi sono alzata in coma avendo dormito pochissimo e con un umore nero. Non ho fatto colazione e mi sono diretta ad una delle cose più belle che ho scelto di fare in questa specie di mio anno sabbatico: un corso d’arte, disegno e pittura. Sognavo di farlo da anni, ce l’avevo dentro di me, sono quelle cose che ti nascono da dentro, non vengono da influenze fuori. Neanche tu sai perché, però ce l’hai dentro, come la scrittura. Oltre al bisogno di scrivere io ho il bisogno di disegnare. L’ultima volta che avevo disegnato e dipinto era stato alle scuole medie, poi è iniziata la vita delle cose concrete: la scuola superiore concreta, l’università concreta, il lavoro concreto. Poi il lavoro concreto è saltato ed è nata l’artista. Beh adesso non esageriamo 🙂 … Dicevo, stamattina mi sono incamminata verso l’atelier, sono arrivata e la prima cosa che abbiamo fatto è stato ordinarci un bel cappuccino per uscire dal coma mattiniero (io & la maestra). Tutti i pensieri neri, le esperienze negative quotidiane e gli scazzi sono passate nel momento stesso in cui ho preso la matita e ho iniziato a disegnare.

Anno sabbatico

Oggi ho seguito una lezione online sulla traduzione finanziaria e allo stesso tempo ho iniziato a cercare sul web articoli sull’anno sabbatico. Ho seguito la lezione con grande fatica, ho dovuto costringermi all’attenzione e l’unica parte interessante è stata l’intervista ad un traduttrice finanziaria. La parte successiva riguardava la revisione nella traduzione editoriale e altre amenità, lì sono veramente andata veloce… nel frattempo è stata molto più proficua la ricerca sull’anno sabbatico, ho trovato un blog troppo bello che ho iniziato a leggere avidamente e che vi segnalo: http://www.toohappytobehomesick.com/ Mi ha messo di buonumore, mi ha motivato, mi ha fatto ridere. Stavo riflettendo su questi due stati d’animo: mentre seguivo la lezione sulla traduzione due palle così, mi dovevo costringere all’attenzione, mentre nel leggere il blog della ragazza giramondo filavo via come il vento. Quanto conta la motivazione, eh?

Ho proprio voglia anch’io di prendermi un anno sabbatico. Altro che sbattimenti!