Norvegesi

“Una delle cose più belle dei norvegesi è il loro stile di vita rispettoso della natura e dell’umanità. Così come accettano le stagioni della natura sembrano accettare anche le fasi della vita: le donne quasi non si truccano, poche invecchiando si tingono  i capelli; sono persone molto sportive, ma non sono fissate con la celebre “prova costume”, non fanno dei drammi per qualche chilo di troppo, sia gli uomini che le donne. La gravidanza non è vissuta come un evento “eccezionale”, le donne continuano a lavorare col pancione, se il dottore lo permette. Non sembrano molto interessati all’abbigliamento: si vestono in modo semplice, monocromatico, lineare. L’idea della donna col tacco al lavoro è quasi fantascienza, qui i vestiti sono comodi e caldi e, arrivati in ufficio, molti si tolgono le scarpe e lavorano in ciabatte.”

Tratto da: http://norvegiani.wordpress.com/2014/03/10/tocca-a-voi-ricercatrice-a-oslo/

 

Prendersi un anno sabbatico

Penso che tutti dovrebbero concedersi uno o più anni sabbatici nel corso della loro vita. Nel mondo anglosassone è molto diffuso ed è proprio una buona abitudine. Spesso l’anno sabbatico viene preso tra la fine dell’università e l’ingresso nel mondo del lavoro, consente magari di viaggiare per il mondo e fare un’esperienza di formazione e di crescita. Conosco diverse persone che l’hanno fatto dopo la fine degli studi ed è stata un’ottima scelta. Permette di prendere un periodo di pausa, riorganizzarsi le idee e appunto esplorare il mondo.
Penso che siano ancora più utili gli anni sabbatici presi nel corso della propria vita. Io me ne sto prendendo uno adesso, dopo quasi dieci anni di lavoro dipendente. Non l’avevo preso dopo la laurea perché avevo trovato lavoro subito. A volte mi sono pentita di quella scelta perché desideravo fare un anno di vita all’estero e una volta “intruppata” nel lavoro dipendente non è stato più possibile, ma ricordo molto bene che dopo la laurea desideravo lavorare subito. Dieci anni dopo è arrivato finalmente il momento giusto per il gap year. Complice la fine del lavoro dipendente che facevo e l’apertura di una nuova pagina da scrivere.
Questo periodo mi serve anche per chiarire le idee. Chiarire le idee per me non significa passare tutto il tempo a pensarci su, fare liste di pro e contro, scrivere e pianificare, ma lasciare maturare le decisioni dentro di sé, nel silenzio possibilmente. Le cose che desideriamo fare vengono fuori dal cuore spontaneamente, ci appartengono già. Scriverò un post su questo argomento, merita una discussione a parte.
Torniamo all’anno sabbatico, ho fatto un po’ di ricerche e ho letto le storie di diverse persone che hanno mollato il lavoro o che hanno preso un’aspettativa dal lavoro per prendersi questo periodo di pausa salutare. Ripeto, nei paesi anglosassoni fa parte della normalità della vita. Trovo che l’ideale sia farlo tra un passaggio di vita e l’altro, ad esempio tra un lavoro e l’altro come mi è capitato. Si chiude un capitolo della vita, se ne apre uno nuovo, in quella terra di mezzo l’anno sabbatico è l’anno della semina che bisogna prendersi per sé.
Non è necessario andare in giro per il mondo, io ho viaggiato molto in questi anni e non sentivo la necessità di partire per viaggi di esplorazione. Forse andrò via per un breve periodo di aggiornamento per il lavoro che andrò a fare dopo, ma il mio anno sabbatico me lo sto godendo a casa da puro downshifter 🙂
Vivere la propria giornata senza orari prestabiliti, scegliendo l’ora migliore per ogni cosa, ad esempio fare la spesa durante la settimana negli orari meno affollati è impagabile. Rallentare i ritmi, fare le cose che piacciono con le persone che piacciono. Desideravo imparare le tecniche di disegno e pittura da anni, finalmente ho tempo per farlo e lo sto facendo, mi riesce anche piuttosto bene e soprattutto mi dà soddisfazione. Ci si gode tutte le cose della vita esattamente come le descrive Simone Perotti nel suo blog di downshifter, è un momento di reset interiore.

Frequentare poco gli altri

Ho scoperto che un vero toccasana per l’anima e per i pensieri è fare poca vita sociale. Frequentare gli altri in dose moderata. Fare vita sociale ci influenza moltissimo. Molti condizionamenti nascono proprio da chi frequentiamo al lavoro, a scuola, nei contesti in cui siamo immersi tutta la giornata. In questo anno sabbatico che mi sto prendendo ho iniziato a passare la giornata da sola, in compagnia della mia gatta, con la possibilità di fare cose che mi piacciono seguendo i miei ritmi. I pensieri sono diventati più lucidi e creativi e soprattutto lontani dai condizionamenti. Stare con gli altri spesso ci induce a sposare i luoghi comuni, ad aggregarci alle solite convinzioni che sono tutte prevedibili e scontate.