Il successo si basa sull’impegno?

Condivido in pieno il commento che ha fatto questo ragazzo all’articolo seguente:

Come diventare ricchi: le 10 abitudini vincenti dei milionari

Riporto il commento originale che trovate nel link qui sopra:

Simone ha detto:

Qualche tempo fa ho letto un’intervista fatta a Jacob Burak, miliardario israeliano. Lui dice che tutte le persone che raggiungono il successo e diventano ricche, sentono il dovere di “giustificarsi” per il fatto di essere diventate ricche, e si auto-convincono quindi che il loro successo derivi da una loro abilitá segreta, un merito particolare, un’abitudine vincente che loro hanno e manca al resto del mondo (alzarsi presto al mattino, bere acqua tiepida, avere fede in Dio, lavarsi i denti con foglie di salvia,…). Lui dice che in realtá, per la legge dei grandi numeri, su decine di migliaia di persone brillanti e positive, ce ne saranno per forza un paio che avranno un successo strepitoso, una dozzina che diventeranno ricche, e una maggioranza che non uscirá mai dall’anonimato. Tra le centinaia di servizi di microblogging nati nel corso degli anni, uno solo è diventato Twitter, gli altri giacciono dimenticati nelle pieghe del web, o su server ormai spenti. Tra le migliaia che hanno abbandonato le universitá ivy league per inseguire i loro sogni imprenditoriali, alcuni sono diventati steve jobs, moltissimi altri sono finiti a friggere patatine da mcdonalds, nonostante le idee brillanti e le abitudini vincenti. A decidere il destino di ognuno, più delle abitudini, il quoziente fortuna – o meriti innominabili.

La mia esperienza personale: ho visto dei ventenni vincenti, agli occhi di tutti destinati ad altissimi e gloriosi traguardi, spegnersi nel nulla nel giro di dieci anni. Ragazzini tontoloni e stupidotti diventare piloti militari. Uomini con un piede nella tomba risorgere all’improvviso e ottenere successo e ricchezza a sessant’anni (quando gli altri pensano alla pensione). Grandi imprenditori costruire con costanza il loro sogno, per poi morire d’infarto in pizzeria. Ragazze con titoli accadeamici di prestigio finire nella depressione, e gatte morte svampite diventare top manager per essere state, inconsapevolmente, al posto giusto nel momento giusto. E moltissimi, che nonostante le belle speranze e la passione, passano la vita immersi in un “aurea mediocritas”. Ma forse sto divagando… 🙂

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