Straordinari

“Una persona che fa lo straordinario è una persona che non sa organizzare il proprio lavoro”. Mi piace questa mentalità, la trovi in molti paesi stranieri, in Italia invece è esattamente il contrario. Devi fare gli straordinari per farti vedere, per far vedere che ci tieni all’azienda, che ipotechi la tua vita per l’azienda. Troppo stupidi evidentemente per capire che è solo indice di cattiva organizzazione, incapacità di darsi delle priorità e spesso lo stare a lungo in azienda copre problemi a livello personale e di vita privata. Cari signori, la verità è questa, all’estero l’hanno già capito, noi fra 100 anni?

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Un lavoro purché sia

Ormai ci hanno ridotto a questo, deve andarci bene qualsiasi cosa. Zygmunt Bauman ha detto delle cose geniali, come sempre, in questo articolo che è tratto da un suo libro recente: http://doppiozero.com/materiali/fuori-busta/zygmunt-bauman-conversazioni-sull%E2%80%99educazione. Leggendo i commenti dei lettori sul Corriere viene lo sconforto, appena una persona dai 25 ai 35 anni protesta per la situazione lavorativa attuale, si leva un coro di commenti livorosi che gli dicono che ha preso una laurea inutile, che si deve adattare, che è tutta colpa sua. Ci hanno ridotto così, dovete accettare tutto. E noi accettiamo tutto, ci vogliono così, una massa di rassegnati. Non c’è nel dibattito pubblico la discussione sul lavoro come realizzazione della persona, un modo per gratificarsi ed esprimersi, per dare il proprio contributo al mondo. Per non parlare di come si viene trattati nei luoghi di lavoro. L’unico che fa questi discorsi è Simone Perotti, l’unico che parla di Ufficio di Scollocamento, di come si comportano le aziende (vedi libro Avanti Tutta). Io parlerei anche di ufficio di ri-collocamento, ovvero secondo me bisognerebbe semplicemente collocarsi bene sin dall’inizio, riuscire a fare ciò che si vuole fare sin dal principio della propria vita lavorativa, in parte dipende da noi, dal nostro approccio alla vita, e in parte dipende dal contesto in cui ci troviamo, se il contesto è pessimo come quello italiano è difficile portare avanti i propri progetti senza essere schiavi.