Vicini di casa

Prima disturbano perché hanno 13 mesi e cosa ci vuoi fare, non puoi dirgli niente a un bambino di 13 mesi.

Poi disturba a 2 anni, corre e urla come un indemoniato, ma cosa gli vuoi dire ha solo 2 anni.

Poi a 5 anni e continua a comunicare urlando e senza pace, ma poverino ha 5 anni.

Poi continua a disturbare a 10 anni, ma cosa ci vuoi fare, è un pre-adolescente, sono anni difficili.

Poi a 15 anni diventa un adolescente insopportabile, tutto normale, è un adolescente, cosa gli vuoi dire.

Poi disturba a 20 anni, è uno studente universitario che fa casino, ma cosa gli vuoi dire, siamo stati tutti giovani.

Poi a 30 anni è diventato un cafone rompicoglioni come i suoi genitori che non gli hanno mai detto niente per 30 anni. Questi sono i miei vicini di casa.

Il caso di Andreas Lubitz (Germanwings)

Non sono per niente d’accordo con quello che scrive lo psicologo in questo articolo: http://enricomariasecci.blog.tiscali.it/2015/04/13/la-strage-di-lubitz/ In pratica ritiene che il motivo del gesto di Andreas Lubitz è la malvagità umana e che questo pilota non è ascrivibile a nessuna categoria psicopatologica. Non è l’unico a pensarla così, anche lo psichiatra Crepet ha formulato la stessa opinione in altro editoriale http://www.huffingtonpost.it/paolo-crepet/follia-paura-malvagita_b_6953424.html

Rispetto le loro opinioni, ma non le condivido. Penso che il caso di Andreas Lubitz decreti il fallimento della psicologia e della psichiatria. Questa persona è stato da cinque psichiatri prima di commettere il gesto che ha fatto ed era in trattamento psicoterapico da anni, non lo si può considerare semplicemente un malvagio e auto-assolvere l’intera categoria di medici che lo hanno visitato in questi anni. Questa persona ha cercato aiuto, ma non ha trovato risposte adeguate, il fatto di venire da un contesto borghese invece che da un contesto degradato probabilmente non ha fatto accendere campanelli di allarme più grandi ed è stato “lasciato passare” dal sistema.

Ho letto molto su questo caso, anche articoli in lingua tedesca e inglese, ho trovato solo notizie superficiali, non verificate e inutili. Pochissime ricerche su quale sia stata la vita di questo ragazzo, su come abbia vissuto gli ultimi trenta giorni. Non sappiamo nulla delle uniche cose importanti da sapere per poter formulare un’ipotesi, un opinione. Un totale fallimento anche del giornalismo che si è limitato a dare notizie veloci e istantanee perlopiù inutili alimentando il sospetto che la storia fosse interamente falsa. Editoriali interessanti non ce ne sono stati, solo qualcosa sul tedesco Der Spiegel (Die Schuldfrage, Ausgeliefert, i due numeri con articoli interessanti) e sulla stampa americana (Prof. Sapolsky su LA Times dove sostiene che sia stata la malattia a far cadere l’aereo e considera Andreas L. la centocinquantesima vittima e Greenberg sul New Yorker dove sostiene che la psichiatria non può prevenire casi come questo).

La mia impressione è che la parola chiave su questo caso è l’indifferenza, prima quando Andreas Lubitz cercava aiuto e non l’ha trovato, e dopo, quando il caso è stato semplicemente sfruttato mediaticamente.

Aggiornamento del 19/04/2015, appena pubblicato sul New York Times “Lubitz consultò decine di medici prima dello schianto”, a conferma di quello che già ho scritto, articolo che riassume molto bene il caso:

http://www.nytimes.com/2015/04/19/world/europe/germanwings-plane-crash-andreas-lubitz-lufthansa-pilot-suicide.html?emc=edit_th_20150419&nl=todaysheadlines&nlid=54660881&_r=1

Aboliamo Scienze dell’Educazione e il liceo socio-psico-pedagogico

Propongo di abolire la laurea in Scienze dell’Educazione e il liceo socio-psico-pedagogico. Ogni volta che sento i figli della mia vicina laureata in scienze dell’educazione rabbrividisco. Mai visto bambini più maleducati e soprattutto mi chiedo: “ma  pensa se questa va fare altri danni nelle scuole della città!”. Mi rendo conto che quel tipo di laurea e di diploma non formano la persona né mentalmente, né culturalmente e nemmeno pragmaticamente. Inoltre sono percorsi seguiti al 99% da donne che si ghettizzano nel ruolo tradizionale femminile, già solo per questo abolirei il liceo socio-psico-pedagogico, inoltre le future insegnanti di ogni ordine e grado sarebbe meglio che seguissero un buon liceo scientifico, classico o linguistico e poi si specializzassero nell’insegnamento. Altrimenti ci ritroveremo con gente di scarso valore, anche Luca Ricolfi, editorialista della Stampa e professore universitario, ha più volte ribadito l’assoluta insufficienza del liceo socio-psico-pedagogico, persone uscite da quella scuola hanno difficoltà enormi all’università appena devono affrontare due operazioni logiche. Se poi non sono nemmeno in grado di educare i bambini, davvero mi chiedo perché teniamo in piedi carrozzoni simili.

Nevrosi

Il viaggio compulsivo, di quelli che non stanno mai fermi un minuto, che vanno sempre da qui a laggiù, purché sia laggiù, sempre un po’ più in là, purché non qui… mi ha sempre dato la sensazione di essere una nevrosi. Non amo gli ipercinetici. Non amo chi pensa che il viaggio sia fisico, o solo fisico, che il mondo da scoprire sia visibile su una cartina geografica, o solo geografica. La geografia che interessa il vero viaggiatore della vita è interiore tanto quanto esteriore. Allo stesso modo chi non si muove mai, né dentro né fuori, mi sembra più un uomo bloccato che un uomo fermo. La fermezza, o meglio, l’immobilità, è generalmente un punto d’arrivo, non di partenza.

Tratto da: http://www.ilgiocodelmondo.it/intervista-simone-perotti-libri/

Pianificare

“Volere un cambiamento significa saperlo pianificare il più possibile nei minimi dettagli” (cit. da http://from9to9.com/adesso-basta-2/). A volte no. Sono per la filosofia opposta, il cambiamento capita spesso quando meno te lo aspetti, sta a te coglierlo o meno. Farlo diventare un’opportunità o meno. Non sono per la pianificazione, non riesco a programmare nemmeno le vacanze. Mi piace fare quello che mi va quando mi va. Perché devo pianificare sei mesi prima dove andare in vacanza? Sei mesi dopo posso aver voglia o aver bisogno di tutt’altro, si pianifica solo per tenere a bada l’ansia e perché siamo in troppi a fare le stesse cose nello stesso momento. Lo stesso vale per la pianificazione della vita futura, ma chi può sapere cosa ti accadrà da qui a là? Ma sai quante cose succedono? A me da un anno all’altro sono capitati eventi di tutti tipi che ti portano sì al cambiamento. L’importante è il processo, la strada, attrezzarsi lungo il percorso, vivere bene, fare buone letture, giorno dopo giorno, circondarsi di persone valide, così si può cogliere il cambiamento che la vita ti propone comunque. “Ho sempre pensato che gli obiettivi in sé non siano poi così importanti: ciò che conta davvero è chi diventiamo nel processo del loro raggiungimento.” (cit. Andrea Giuliodori di Efficacemente).

Ozio

Molto interessante questo articolo: http://www.efficacemente.com/2014/06/ozio/#comments partecipo volentieri alla discussione. A me piace molto oziare e a volte sforo nel cazzeggio, illuminante sapere che il cazzeggio nasconde l’ansia! Ed è vero, almeno nel mio caso è così. Nel mio tempo libero mi piace fare nulla, stare sul divano con il gatto è l’ideale. Per quanto riguarda l’ozio attivo: finalmente ho iniziato un corso di disegno e pittura, scoprendo di avere anche un discreto talento, amo dipingere, mi ricarica moltissimo. Poi mi sono messa sotto con il tennis, è la mia grande passione, mi piace sia giocarlo che vederlo, infatti in questo momento vorrei essere a Londra a vedere Wimbledon 🙂 Mi piace leggere, amo la natura e il silenzio, le passeggiate nei parchi sono il mio toccasana.

Il declino del Paese

Al piano di sotto ho un concentrato di disturbatori da record. Una famiglia con due bambini piccoli che hanno sempre disturbato dall’età di otto mesi in poi urlando come delle scimmie bonobo e un’altra famiglia con un cane isterico che abbaia tutto il giorno. La cosa incredibile è che alla fine da questa casa ce ne andremo noi che non disturbiamo, che siamo silenziosi ed educati. Rimarranno i maleducati. Sì, perché la peculiarità dell’Italia è che non dà armi per difendersi a chi viene disturbato, né a livello di leggi, né a livello di comunità. In un condominio tedesco le due famiglie in questione verrebbero messe “alla gogna” dalla comunità intera, non verrebbe tollerato da nessuno un comportamento del genere. Invece in Italia tutti tollerano, sopportano, abituati al chiasso incessante di un Paese sottosviluppato quale purtroppo è il nostro, e non fanno quadrato intorno alle persone migliori. In tutto questo io vedo il declino del Paese, se la comunità non è in grado di identificarsi in chi si comporta correttamente verso gli altri, non ci sono speranze.