Il caso di Andreas Lubitz (Germanwings)

Non sono per niente d’accordo con quello che scrive lo psicologo in questo articolo: http://enricomariasecci.blog.tiscali.it/2015/04/13/la-strage-di-lubitz/ In pratica ritiene che il motivo del gesto di Andreas Lubitz è la malvagità umana e che questo pilota non è ascrivibile a nessuna categoria psicopatologica. Non è l’unico a pensarla così, anche lo psichiatra Crepet ha formulato la stessa opinione in altro editoriale http://www.huffingtonpost.it/paolo-crepet/follia-paura-malvagita_b_6953424.html

Rispetto le loro opinioni, ma non le condivido. Penso che il caso di Andreas Lubitz decreti il fallimento della psicologia e della psichiatria. Questa persona è stato da cinque psichiatri prima di commettere il gesto che ha fatto ed era in trattamento psicoterapico da anni, non lo si può considerare semplicemente un malvagio e auto-assolvere l’intera categoria di medici che lo hanno visitato in questi anni. Questa persona ha cercato aiuto, ma non ha trovato risposte adeguate, il fatto di venire da un contesto borghese invece che da un contesto degradato probabilmente non ha fatto accendere campanelli di allarme più grandi ed è stato “lasciato passare” dal sistema.

Ho letto molto su questo caso, anche articoli in lingua tedesca e inglese, ho trovato solo notizie superficiali, non verificate e inutili. Pochissime ricerche su quale sia stata la vita di questo ragazzo, su come abbia vissuto gli ultimi trenta giorni. Non sappiamo nulla delle uniche cose importanti da sapere per poter formulare un’ipotesi, un opinione. Un totale fallimento anche del giornalismo che si è limitato a dare notizie veloci e istantanee perlopiù inutili alimentando il sospetto che la storia fosse interamente falsa. Editoriali interessanti non ce ne sono stati, solo qualcosa sul tedesco Der Spiegel (Die Schuldfrage, Ausgeliefert, i due numeri con articoli interessanti) e sulla stampa americana (Prof. Sapolsky su LA Times dove sostiene che sia stata la malattia a far cadere l’aereo e considera Andreas L. la centocinquantesima vittima e Greenberg sul New Yorker dove sostiene che la psichiatria non può prevenire casi come questo).

La mia impressione è che la parola chiave su questo caso è l’indifferenza, prima quando Andreas Lubitz cercava aiuto e non l’ha trovato, e dopo, quando il caso è stato semplicemente sfruttato mediaticamente.

Aggiornamento del 19/04/2015, appena pubblicato sul New York Times “Lubitz consultò decine di medici prima dello schianto”, a conferma di quello che già ho scritto, articolo che riassume molto bene il caso:

http://www.nytimes.com/2015/04/19/world/europe/germanwings-plane-crash-andreas-lubitz-lufthansa-pilot-suicide.html?emc=edit_th_20150419&nl=todaysheadlines&nlid=54660881&_r=1

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Laurea in Psicologia

Quest’anno mi sono iscritta all’Università con l’intento di conseguire una seconda laurea in Psicologia. Ci pensavo da moltissimi anni, è un desiderio che avevo da sempre in mente e alla fine mi sono decisa. Ho detto proviamo, invece di stare fermi ad immaginare e fantasticare, meglio agire, provare, sbatterci il muso, vedere com’è. Altrimenti si rimane intrappolati dentro a delle idealizzazioni. Infatti era così. Dopo il primo esame mi sono già stufata. Imparare dei manuali a memoria non mi dà molta soddisfazione, centinaia di teorie, nessuna pratica. Gli esami del primo anno non sono particolarmente interessanti, le cose più interessanti arrivano al terzo anno e forse qualcosa al secondo, a me interessa in particolare la parte clinica  e dinamica. Comunque si studiano solo teorie, molte anche datate nel tempo. L’accademia in Italia è così. Provo più soddisfazione a studiare psicologia per conto mio, da Antonino Ferro a Glen O. Gabbard (in English of course!) e di tantissimi altri, c’è tanta psicologia interessante là fuori. Dentro i programmi universitari c’è la muffa ormai, non so davvero come pensiamo di andare avanti così. Perdendo tempo ed anni preziosi. Io come sempre continuo a lottare per avere qualcosa di diverso, qualcosa di più del minimo sindacale. L’università io la voglio diversa, con programmi differenti.